I borlotti

Mia nonna spargeva farina su tutto il tavolo, stendeva la pasta fino a formare un grande e sottile cerchio perfetto, che se lo misuravi era veramente perfetto, un sole, non lo so come faceva, e poi lo piegava fino ad ottenere una striscia non troppo larga che tagliava così velocemente che io aspettavo sempre il momento in cui le sarebbe partito un dito; non è mai successo, mai, nemmeno un taglietto.
Era una pasta lunga, e la nonna dopo averla tagliata la ravvivava con le mani come se stesse sistemando un’acconciatura e la metteva a riposare tutta distesa su degli strofinacci puliti. Poi preparava i fagioli borlotti, li buttava in pentola e non lo so che ci metteva, perché io in quel momento lì toglievo la farina dal tavolo e apparecchiavo, che la nonna era contenta quando apparecchiavo, perché significava che avevo fretta di mangiare le cose che mi stava cucinando. La pasta con i fagioli di nonna Giovanna era sempre servita in una pentola di terracotta che mai ha lasciato la tavola con ancora della pasta all’interno. M-a-i. Mangiavamo lentamente, e si rideva un sacco perché per quanto avessimo pulito c’era sempre farina da qualche parte, però ne valeva la pena, dicevamo, mentre i cucchiai affondavano in quella crema che solo i fagioli ben cucinati sanno creare.
Nonna Giovanna poi è invecchiata e non si ricordava più come si facevano i cerchi perfetti, ma io un po’ glielo ricordavo sempre, che era bravissima a cucinare.
Da quando se n’è andata io non ho più avuto la stessa fretta di apparecchiare.

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