FOGLIA
DI THE -


Sono una tipa toast, ma a volte anche molto carbonara; buona sì, ma pesante.

La penna blu

Finisco di compilare l’ultimo contratto e mi guardo le mani tutte sporche di blu. Non ce la faccio proprio a tenere una penna in mano e ad uscirne indenne, è un vizio che è iniziato quando ero una nana e non è più andato via.
Mentre fingo di ascoltare quello che i colleghi mi stanno dicendo, scorgo in fondo al centro commerciale una felpa rossa e una testa con tanti capelli biondi. Lo seguo con lo sguardo. Ha i capelli corti, la barba uguale. È con un amico e quando gli parla gesticola lentamente, descrivendo tutto così bene che quasi le parole sembrano superflue. È alto, cammina con le mani in tasca e ha una macchina fotografica a tracolla. È un insieme di elementi che mi piacciono, tutti in un’unica persona; succede raramente. Paga la sua spesa e viene verso di noi.
Ciao ragazzi!
Ciao”, risponde un collega, “vuoi qualche informazione?
No, veramente guardavo lei”, dice lui, indicando me.
Ora potrei benissimo compilare un rapporto completo sulla mia vita sentimentale e dimostrarvi che non è mai successo che io piacessi a una persona che piaceva a me, mai. Tranne oggi.
Interessante," dico io, "visto che io guardavo te.
Improvvisamente e cogliendomi alla sprovvista, lui arrossisce. Credo sia stato all’incirca in quella frazione di secondo, che mi sono innamorata.
Avvicinati, che mi presento" dice, porgendomi la mano che stringo mentre scopro, avvicinandomi, che ha gli occhi blu. Non azzurri, blu, come l’inchiostro che ho sulla mano che lui non lascia più andare.
Cosa fai qui?
Lavoro!
Ah, sì certo. E stasera cosa fai?
Esco tardi dall’ufficio…
Mh…
Non sono mai stata così tanto tempo senza battere ciglio.
No senti," dice lui, "come faccio a rivederti?
Ti aspetto domani, andiamo al bar qui accanto, ti va?
Sì, sì sì. Allora a domani!"
Mi lascia andare la mano, lentamente, sorridendo, e poi va via.
La perfezione.
Non so quanto tempo ci sia voluto per dirci così poche cose, ma so che nelle successive ore ho avuto un sorrisone ebete che non avevo da tempo. Basta così poco? Sì, basta essere ricambiati, basta capirsi, che i pezzi dei puzzle sono creati per stare insieme ma devi star lì a trovare il pezzo giusto dopo aver sbagliato mille volte. Forse i puzzle ci vogliono dire che non dobbiamo arrenderci.
Il giorno dopo, cioè ieri, lui non è tornato, perché comunque la vita deve sempre fare un po’ schifo, perché l’inchiostro si lava via ma io continuo a guardarmi la mano e a pensare che non ce la faccio proprio, ad uscirne indenne.


  1. eramegliomari ha detto:
  2. lasbronzaconsapevole ha detto: Ma come non è tornato *___*
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  5. postato da fogliadithe